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Monday, April 27, 2015

Nepal: migliaia di vittime e pericoli per il futuro

Si stanno lentamente rivelando in tutta la loro terribile concretezza i danni del terremoto che due giorni orsono, proprio quando in Italia festeggiamo il 25 Aprile, ha colpito il Nepal, piccolo stato tibetano noto in tutto il mondo per ospitare nei suoi confini l'Everest e altre grandi cime dell'altopiano tibetano...

Nepal Earthquake

Proprio le forze che hanno creato l'altopiano hanno scatenato la loro forza con un terribile scossa di quasi 8 gradi della scala Richter ( 7,9 per l'esattezza) avvertita fino in Umbria che haletteralmente sbriciolato decine di palazzi della capitale nepalese, Katmandù, a cento chilometri dall'epicentro, causato migliaia di morti, ufficialmente 3700 ma il conto finale potrebbe arrivare a seimila persone uccise...

Nepal Earthquake 02

ANche quattro italiani, due speleogi e due escursionisti, sono stati uccisi dagli effetti del terremoto, diversi edifici storici sono stati letteralmente annientati e la loro ricostruzione sarà un'altro capitolo importante da affrontare.


La macchina dei soccorsi internazionali si è attivata, un pò lentamente come spesso accade, ma è in moto, ostacolata dalle pioggie, da nuove scosse di terremoto, molte delle quali superiori ai 6,9 gradi della scala richer, e da difficoltà nei trasporti.

Come sempre la rete Twitter è diventata vero riferimento.
Molte foto della tragedia su queste pagine.

Fonte del video a cura di Repubblica Tv

Wednesday, October 24, 2012

Aquila: condannati gli scienziati o condannato un sistema ?



Aspettando le motivazioni - senza le quali è difficile capire le ragioni corrette della sentenza, e della sanzione così pesante - del Tribunale dell'Aquila che ha condannato la Commissione Grandi Rischi insediata da Bertolaso per valutare la situazione dell'Aquila dopo l'iniziale sciame di scosse sismische che precedette il terremoto aiuta però a capire questo filmato ed un lungo articolo che ho trovato in rete edi cui riporto alcuni punti

Partiamo da un assunto: la Commissione Grandi Rischi, NON è stata condannata per aver fallito nel prevedere il terremoto come si afferma sui nostri quotidiani ma, come ha precisato il professor Rodotà - perchè la Commissione ha fornito informazioni "inesatte, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità della situazione sulla pericolosità della situazione dopo le scosse che si erano registrate nei mesi precedenti al terremoto del 6 aprile 2009. Il punto chiave, del processo è stato quello della valutazione delle modalità in cui le informazioni sono state fornite e del modo in cui queste erano state elaborate. Un puto che, processo a parte aveva già all'epoca suscitato dubbi, e che già in fase di primissime denucnie aveva evidenziato la debolezza della Commissione - con verbali chiusi solo dopo il terremoto -

Quello che il processo ha voluto sanzionare è: "la frettolosità del lavoro della Commissione, le modalità del comunicato diramato alla fine della veloce riunione, la dichiarata volontà dell'allora responsabile della Protezione civile di utilizzare la Commissione per rassicurare la popolazione di fronte a un allarme ritenuto ingiustificato."

Credo di poter sottoscrivere questo passaggio:

"Questo processo è stata una sconfitta per tutti. È lo Stato che ha condannato se stesso. Uno Stato che in quel 31 marzo 2009 aveva rinunciato al suo ruolo: quello di proteggere i cittadini per piegarsi alla volontà della politica che doveva mettere a tacere i disturbatori. È per questo che quello che si è svolto nel tribunale dell'Aquila non è stato un processo alla scienza. È stato piuttosto un processo a scienziati che di fronte al volere dei potenti dell'epoca hanno "staccato" il cervello e obbedito agli ordini. "


Si è condannato un metodo, esplicatosi compiutamente in tanti altri esempi all'Aquila, non gli scienziati o lo scienza. Peccato non si sia capito.

Fonte Consultata:

Valigiablu

Wednesday, May 30, 2012

Gazzetta di Modena 30/05/2012 Prima Pagina

Tramite Flickr:
Prima Pagina della Gazzetta di Modena del 30/05/2012 all'indomani delle nuove scosse del Terremoto emiliano

Ballarò 29/05/2012: cosa stà accadendo in Emilia ?? Le ragioni del Terremoto

A Ballarò Alessandro Amato: sismologo dell'Istituto nazionale di geofisica spiega alcuni dei motivi di quanto stà accadendo in Emilia...una terra apparentemente piatta, dove non si ricordava un teremoto da secoli...




Di seguito un articolo di Elena Dusi rilanciatomi da un'amico emiliano analizza la questione...


La roccia dell'Appennino preme contro la Pianura Padana: così nasce l'ondata di scosse. Gli esperti: "Mappe inadeguate, servono più studi. Lo sciame durerà a lungo"

di ELENA DUSI

Il terremoto torna a colpire l'Emilia, vittime, dispersi e distruzione

ROMA - Sopra è una pianura soffice, riempita dai sedimenti del Po e levigata dal passaggio millenario del fiume. Ma basta andare una manciata di chilometri in profondità per trovare una delle strutture geologiche più aggrovigliate che la Terra conosca. Un domino di faglie che si dividono e si ricongiungono. Un incastro di frammenti di roccia dura che si accavallano e cambiano continuamente pendenza. Siamo su un "fronte di guerra", a sud del quale preme la grande zolla dell'Africa, con l'Europa che a nord oppone tutta la sua resistenza. In mezzo, stretta come in una tenaglia, c'è la Pianura Padana. Tanto placida sopra, quanto tormentata sotto.
La pressione dell'Africa sull'Europa è diretta verso nord-nordest e fa corrugare la roccia degli Appennini contro la Pianura Padana, come quando spingiamo un tappeto verso una parete. "La linea di faglia corre tra est e ovest in maniera irregolare, suddivisa in tanti pezzetti e pezzettini" - spiega Gianluca Valensise, dirigente di ricerca dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). "Come in un domino, la rottura di un frammento può innescare una tensione nel frammento che si trova accanto. Sarà sufficiente questa tensione a scatenare un'altra scossa, e quando? Questo non lo sappiamo mai in anticipo. Quel che possiamo dire è che un fenomeno sismico su una faglia a volte innesca sulla faglia vicina un conto alla rovescia che può durare giorni, anni, magari millenni. Prima o poi però l'orologio arriva all'ora zero".

L'ora zero per la Pianura Padana è scattata già due volte - il 20 e il 29 maggio - con due serie di scosse che hanno ripetutamente superato la magnitudo 5. E che un altro orologio si sia messo a ticchettare per effetto del sisma di ieri non è affatto escluso. Anzi. "Ci sono varie ragioni per dire che quella zona della Pianura era e resta attiva" spiega Carlo Doglioni, sismologo dell'università La Sapienza di Roma. "Oltre alle conoscenze del sottosuolo che abbiamo grazie ai profili sismici, dove è possibile riconoscere le principali faglie, con il Gps è possibile seguire lo spostamento del terreno sia a nord che a sud della linea di faglia. Da tempo ci eravamo accorti che tra Bologna e Padova gli spostamenti avvenivano in alcune zone a un ritmo più lento e in altre a un ritmo più rapido. Segno che delle tensioni si stavano accumulando. Questa discrepanza è stata registrata nelle zone che effettivamente sono state colpite dal sisma. E nelle Alpi venete qualcosa di simile è stato osservato lungo altre faglie".

Se l'estremità orientale del "fronte di guerra" ora inquieta i geologi, quella occidentale non li lascia tranquilli. "Il grande terremoto di Ferrara del 1570 ha scaricato buona parte dell'energia accumulata nel sottosuolo" spiega Valensise. "E sappiamo che ci vuole circa un millennio perché la tensione si ricarichi. Anche se allora lo sciame durò alcuni anni e non è escluso che accada altrettanto oggi, non ci aspettiamo altri episodi di particolare violenza. Nell'estremità ovest della faglia invece non abbiamo registrato grandi terremoti in tempi recenti. L'energia da quel lato è probabilmente ancora intatta. E tra il 20 e il 29 maggio gli epicentri hanno effettivamente camminato verso ovest".
Una zona corrugata e tormentata, che non lascerà riposare i sismografi ancora per un po'. Ma la Pianura Padana, secondo i geologi, non ha le potenzialità per un terremoto di magnitudo ancora più alte, e resta escluso il collegamento con il contemporaneo sciame del Pollino. "Nelle mappe del rischio sismico - spiega Alberto Marcellini, dirigente di ricerca al Cnr e professore di sismologia alla Statale di Milano - quest'area è classificata come "medio-bassa". Probabilmente il dato è sottostimato e dovrà essere aggiornato. Ma a differenza di altre zone dell'Italia, nella Pianura Padana i terremoti molto violenti sono estremamente improbabili".

Anche se le mappe del rischio sismico questa volta non hanno colto la pericolosità della regione padana, le analisi geologiche che hanno cercato di sbrogliare la matasse delle faglie e degli anticlinali non sono mancate in passato. Sottosuoli così complessi infatti possono nascondere idrocarburi fra le pieghe degli anticlinali, e dalla fine della seconda guerra mondiale l'Eni lavorò molto per "fare l'ecografia" alla pancia della Pianura. Il risultato sono mappe del sottosuolo utili ancora oggi, ottenute con il sistema della "sismica a riflessione": una carica esplosiva fatta brillare mentre una rete di sismografi registrano come l'energia rimbalza dalle profondità.

I geologi insomma sanno bene che l'alveo del Po è un cliente difficile. "Già il 20 maggio avevamo avvertito della possibilità di scosse altrettanto violente", spiega Alessandro Amato, dirigente di ricerca dell'Ingv. "I sismi allora erano localizzati su un asse lungo quasi 40 chilometri: davvero troppo per una magnitudo 5,9. Era il segno che altre faglie erano state probabilmente attivate da quella prima ondata di scosse. Un simile andamento a domino si era registrato in Umbria e nelle Marche nel 1997. Anche il terremoto di Ferrara del 1570 è stato seguito da altri due sismi importanti nel 1572 e nel 1574. Paradossalmente, è molto più facile studiare i cicli sismici di una faglia matura e omogenea come quella di San Andreas che non di quella appenninica". Mezzo millennio fa lo sciame sismico durò effettivamente diversi anni, anche per colpa dell'andamento complesso del sottosuolo della zona. "Molti ricercatori hanno snobbato la Pianura Padana considerandola più noiosa di un paesaggio dolomitico" spiega Valensise. "Ora invece ci siamo accorti che abbiamo bisogno di una nuova stagione di studi