Sunday, August 29, 2010

Super Robot Taisen OG: The Inspector: trailer online

Il sito ufficiale http://www.suparobo.jp/srw_lineup/srw_ogin/


della serie
Super Robot Taisen OG: The Inspector

contiene già il trailer della serie ma per ora è ben difficile recuperarlo su You Tube. Appena possibile lo faremo.

Domenico

Gundam 00 movie: arriveranno gli Extraterrestri

Un nuovo trailer ufficiale dedicato al film Gundam 00 Movie -A wakening of the Trailblazer- è stati segnalato in questi giorni l'ultimo dal blog francese: Cosmic Era Blog

Un trailer diverso rispetto al precedente uscito all'inizio del mese lo Special video nel quale è apparso la misteriosa scritta ELS ed soprattutto l'ultimatum: 7 giorni alla distruzione dell'umanità.

Secondo alcune fonti dei forum e della stessa Bandai tutto lascia presagire che nel nuovo film torni, magari come fugace apparizione, la figura di Ribbon Almark ma cosa vuol dire la scritta ELS ??

Secondo informazioni che circolano nella rete Web nipponica - raccolte anche da Faith in questi giorni - ipotesi ed interpretazioni che ci riportano in effetti alle origini della serie ideato dal regista della prima incarnazione di Full metal Alchemist, Seiji Mizushima e scritto da Yosuke Kuroda: in Gundam 00, rompendo con la tradizione di Gundam appariranno gli Alieni.

ELS vale: Extraterrestrial Livingmetal Shapeshifter ed è un acronomico utilizzato per indicare le forme di vita Extraterrestri.


http://www.gundamuniverse.it/blog/?p=4643

L'interpretazione è incredibile ma vi sono molteplici forum e siti che riportano la stessa interpretazione...

Domenico

Saturday, August 28, 2010

SRW OG2 The Inspector attivato il sito ufficiale

Anche il sito ufficiale dedicato alla serie animata SRW OG2 The Inspector è stato attivato.

Sono state aperte le pagine che riguardano la storia dell'Anime sui robot e sui personaggi.

Link sulle pagine del Gundam Blog oppure potete guardare direttamente sul forum

I piloti principali del Team sono Kyosuke Naneu, ed il biondo Axel Almar.

A seguire le due protagoniste femminili Excellen Browning quindi Lama Loveless ed i due menbri più giovani Brooklin Luckfield e Kusuha Mizuha

Link sulle pagine del Gundam Blog

http://www.gundamuniverse.it/blog/?p=4640


Opera originale: SR Produce Team
Regista: Obari Masami
Supervisione del progetto: Terada Takanobu, Morizumi Souichirou
Sceneggiatura: Takeda Yuuichirou, Yatsufusa Tatsunosuke
Capo animatore: Kabashima Yousuke
Direttore dell'animazione: Yamane Masahiro
Scene d'azione: Suzuki Fujio
Design delle parti meccaniche: Miyatake Kazutaka, Hajime Katoki
Supervisione design: Kouno Sachiko, Saitou Kazue
Design dei personaggi: Risa Ebata, Kenichi Hamasaki, Yamane Masahiro
Design di produzione: Nakakita Kouji
Direttore del suono: Kameyama Toshiki
Colonna sonora: JAM Project
Studio d'animazione: Asahi Production
Produzione: SRWOG PROJECT, Sotsu Agency

Anche in questo caso il trailer è atteso durante il Chara Hobby.

Wednesday, August 25, 2010

[OT] Satoshi Kohn: in morte di un Maestro

Quando accadono alcuni fatti occorre davvero prendere atto della grandezza degli uomini e della perdita che abbiamo subito.

Il Maestro dell'animazione Satoshi Kohn è venuto meno a soli 47 anni a causa di una grave malattia.

Riprendiamo dalle pagine del Corriere della sera il comunicato e una breve nota di sua moglie.


Martedì Jim Vowles, un membro dell'Otakorp Booard of Directors dell'Otakon, ha annunciato la morte del regista d'animazione Satoshi Kon per un cancro pancreatico

"Sono molto spiacente di comunicare che Satoshi Kon ieri è morto improvvisamente all'età di 47 anni. Non abbiamo ancora molti dettagli, ma abbiamo avuta la conferma (tramite il signor Maruyama della Madhouse) che non è solo una voce. I nostri amici della Madhouse sono comprensibilmente sconvolti, Kon è stato un regista fenomenale e una grande risorsa per lo studio, ma anche un buon amico del signor Maruyama, Rintaro, e di molti dei nostri precedenti ospiti della Madhouse. Dire che ci mancherà è chiaro. Questo è il secondo apprezzato regista che la Madhouse ha perso in 13 mesi, il primo è stato il regista Takuji Endo.
Ho avuto il piacere di incontrare diverse volte Kon-san, e sono stato nel suo ufficio presso la vecchia sede della Madhouse (che ricorda molto l'artista di Paranoia Agent). La mia percezione di lui è che era qualcuno appassionato del suo lavoro e dei temi che ha affrontato, e in gran parte immune ai riconoscimenti che ha accumulato".

La notizia è stata diffusa tramite l'account Twitter di Yasuiro Takeda della Gainax. Lo staff dell'Otakon ha confermato successivamente la notizia tramite il fondatore dello studio Madhouse, Masao Maruyama, che durante la notte di martedì aveva scritto sul suo account Twitter che un'importante regista giapponese era morto, rifiutandosi in quel momento di rivelare il nome della persona.

La vedova di Satoshi Kon, Kyoko Kon, ha scritto il seguente messaggio sul sito ufficiale del regista:

"Satoshi Kon è morto a causa di cancro al pancreas il 24 agosto alle 06:20. Aveva 46 anni.
Al servizio funebre parteciperanno solo i familiari.
Siamo rispettosamente e profondamente grati per la vostra gentilezza durante la sua vita".

In suo onore questa che è il tema di una delle sue opere maggiori:

Chiyoko's Theme – Millennium Actress

http://www.youtube.com/watch?v=O0pq241QXJc

Sulle pagine di Animeclick

http://www.animeclick.it/news/25920-si-e-spento-a-46-anni-il-pluripremiato-regista-satoshi-kon

è in via di traduzione un messaggio che lo stesso Kon ha lasciato per i suoi amici e per i suoi fan.


Sull'Isola che non c'è dove vanno tutti i Sognatori vi è certo un posto per quest'uomo che lascia un pugno di opere straordinarie.

Domenico

Primarie USA: prime sconfitte per i Tea Party

Riprendo da America 24 un'interessante notizia...sono partite le primarie USA per le elezioni autunnali, che non si prospettano certo facili per Barak Obama stretto fra la crisi economica che si è trovato a gestire in questi due anni - e che non è ancora finita come va ripetendo da mesi! ( lui) a costo di apparire antipatico e perder consensi, per altri è finita da mesi - la guerra Afgana e gli esiti della guerra Irachena ( ma Mister Bush Junior non era finita anni orsono ?? ) la tragedia della BP e la montante ira antislamica in cui si mescolano problemi effettivi, ire funeste, e di cui approfittano quanti non hanno il fegato di dire apertamente che un Nero non può legittimamente sedere alla Casa Bianca.. Molti di più di quanto non si credesse.


Nella nota si parla dei primi esiti delle primarie, esiti a sorpresa...si pensava che i Tea Party, il "movimento rivoluzionario" che stà scuotendo dal basso l'america e il Partito repubblicano al grido armi per tutti e niente tasse potesse vincere a mabassa le primarie sia negli stati guidati dai senatori democratici che da quelli repubblicani ( è accaduto nella fortezza dei Kennedy, perduta inverosimilmente dai democratici, che però avevano candidato un personaggio forse troppo poco interessante) ed invece sono i vecchi generali della nomenclatura ad incassare le loro vittorie confermando i loro feudi.



Nelle primarie di questa notte hanno vinto i candidati dell'establishment di Washington, dal repubblicano John McCain al democratico Patrick Leahy

A24 06:19

Se è davvero l’anno della rivolta contro l’establishment di Washington, questa notte è una clamorosa eccezione. In tutti o quasi i duelli delle primarie che si sono tenute in cinque Stati in vista delle elezioni politiche di novembre, a vincere sono stati i veterani della politica, i grandi vecchi. Le nuove leve, i giovani arrabbiati, e soprattutto quelli che si riconoscono negli ideali del tea party, hanno ceduto il passo.

Il confronto più significativo è forse quello di John McCain, l’ex candidato repubblicano alla presidenza, che solo qualche mese fa molti davano per spacciato, con un piede già fuori dal Congresso. E invece l’anziano senatore dell’Arizona ha stravinto contro lo sfidante J. D. Hayworth e difenderà il suo seggio a novembre, con la quasi certezza di vincere. Sfidato da destra, il moderato McCain giocava su un terreno accidentato, quello dell’aspro dibattito sull’immigrazione, nell’Arizona della controversa legge che - qualora non fosse stata bocciata da un giudice - avrebbe consentito alla polizia di persone sospettate di trovarsi illegalmente negli Stati Uniti. McCain è di tutt’altra pasta: al fianco del democratico Ted Kennedy fu tra i sostenitori di una riforma delle norme dell’immigrazione che riconosceva il diritto alla legalizzazione per milioni di immigrati illegali. Per dirla con le parole del suo sfidante, una sanatoria.

Tra i democratici valga per tutti l’esempio di Patrick Leahy, in Vermont. Anche lui ha vinto.

L’unica grande eccezione è arrivata in Florida. In questo caso l’outsider Rick Scott ha battuto il procuratore generale Bill McCollum e sarà il candidato governatore repubblicano.

Sempre in Florida, Kendrick Meek, 43 anni, ha battuto Jeff Greene nelle primarie democratiche e se la vedrà con il repubblicano Marco Rubio, lui si un volto nuovo della destra americana, e l’attuale governatore Charlie Crist, che correrà come indipendente dopo aver lasciato il partito prima di perdere le primarie.

McCain, nella sua prima festa elettorale dopo la sconfitta alle presidenziali di due anni fa, ha pronosticato un trionfo repubblicano a novembre, con la maggioranza sia alla Camera che al Senato.
In Alaska, la senatrice repubblicana Lisa Murkowski è alle prese con uno sfidante del tea party, Joe Miller, ma a dar retta ai sondaggi lo ha staccato e con lui l’ombra dell’ex governatrice Sarah Palin che lo appoggia

Ritrovata l'Arca di Noè del Jazz!

Anche questo articolo risale ad alcuni giorni orsono ed ha un notevole interesse...
E' stato scritto da ANGELO AQUARO in occasione della presenazione di una grande scoperta della storia del Jaaz - vi è un'altro articolo - più lungo nell'inserto della Domenica.

Recuperati mille dischi di musica nera delle origini, registrati ben prima dell'avvento del 33 giri William Savory, un appassionato dell'epoca, li aveva raccolti e preservati dal tempo. E ora il figlio li ha scoperti

NEW YORK - La puntina scende piano e il vecchio disco comincia a gracchiare: le voci arrivano da un altro mondo. "Questa dovrebbe andare" dice il deejay Martin Block che ha invitato quei tre mostri sacri a esibirsi al suo show sulla radio WNEW.

È il 1938 e la parola disc jockey l'hanno inventata apposta per lui: prima non esisteva. Solo Martin potrebbe essere capace di mettere davanti allo stesso microfono Louis Armstrong, Fats Waller e Jack Teagarden. I tre giganti non hanno mai suonato insieme - è come se oggi salisssero sullo stesso palco i Rolling Stones e gli U2 - e adesso attaccano quel Blues Jam che resterà nascosto all'universo mondo per 73 lunghissimi anni.
Scratch scratch. Il disco gracchia ma il mago del suono Doug Pomeroy - richiamato per l'impresa dalla pensione - farà miracoli trasferendo su computer quel bendidio. E non solo Louis Armstrong. Da Billie Holiday a Benny Goodman - passando per Cab Calloway e Lester Young - i maestri del jazz riemergono dal passato come non li abbiamo sentiti mai.

E' una scoperta sensazionale. E' l'Arca di Noè del jazz: la musica che per anni un appassionato di nome William Savory ha raccolto per il suo piacere personale. Mille dischi registrati direttamente dalle performance radiofoniche dei campioni dell'epoca. E che solo quattro anni fa, alla morte di Savory, il figlio Eugene ha potuto scovare, nascosti in quelle casse in cui si stavano rovinando per sempre.




E' come entrare nella macchina del tempo: il direttore del museo del jazz di Harlem, Loren Schoenberg, non usa mezzi termini. E non solo per i nomi raccolti nella collezione. Quei dischi all'epoca erano il massimo dello sviluppo tecnologico. Fino agli anni '40 il formato che andava per la maggiore era il famoso 78 giri. E le registrazioni in studio non potevano superare i tre minuti di durata. Ma la creatività dei maestri era incontenibile: e le performance alla radio erano una dimostrazione. Quel matto di Savory era anche uno stregone del suono. E si divertiva a sperimentare con quel nuovo formato che lui stesso, nel dopoguerra, impiegato alla Columbia, avrebbe contribuito a sviluppare: il 33 giri. Così nella sua collezione ha spazio, per esempio, una versione più lunga, ottobre 1939, di quella straordinaria Body and Soul che Coleman Hawkins traformò in una leggenda del jazz. Beh: dice il critico del "New York Times" che le sonorità in cui il sassofonista si spinge - musica più liberata, meno attenta agli schemi - saranno toccate soltanto vent'anni dopo dal grande Miles Davis.


Eccola qui allora l'altra scoperta che ci regala l'Arca di Noè del jazz. Come in tutte le storie del mondo ogni rivoluzione è in realtà un'evoluzione e il jazz certo non ci scappa: i critici da anni raccontano come la rivoluzione be bop (Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Miles Davis) sia nata dalle jam sessions che i musicisti delle grandi band dell'età dello swing improvvisavano fuori dagli studi. Ma nella raccolta Savory è la prima volta che possiamo ascoltare questa evoluzione: negli show radiofonici i musicisti suonavano più liberamente e il miracolo, oggi, è sotto le nostre orecchie. Perfino il re di quell'età dello swing che per i giovani ribelli era il simbolo della conservazione, Benny Goodman, si esibisce in una Oh Lady Be Good scatenata accompagnata dal fido pianista Teddy Wilson... al clavicembalo: uno strumento che sarebbe stato recuperato dal progressive rock solo 40 anni dopo. E sempre Benny il reazionario ospita nel suo gruppo la primitiva chitarra elettrica di Charlie Christian: che in "Shivers", 1942, suona preveggentemente rock.

Domanda: perché Savory ha nascosto per tutta la vita il suo tesoro? Qui neppure il figlio riesce a dare una risposta. E rimanda al carattere difficile di quell'appassionato di musica che l'amore per la tecnologia e le tecniche di ascolto portarono, anni dopo, addirittura all'abbraccio con la Cia. Sì, la Cia: la sigla dietro cui, si sa, prima o poi vanno a sbattere tutti i misteri d'America. Magari a ritmo di jazz.



Attualmente, come informa Patricia Buffa da America 24 il museo si sta adesso occupando della digitalizzazione dei nastri meticolosamente registrati e assemblati negli anni 30 da William Savory, nato Desavournet, nel 1916 a bordo della nave su cui viaggiavano i genitori, immigrati francesi. Il valore della collezione è proprio legato al talento di Savory, orecchio raffinato, musicista e abile ingegnere. All’epoca non esistevano ancora i nastri magnetici e la maggior parte delle performance in studio veniva registrata su dischi di gommalacca che riuscivano a contenere al massimo tre minuti di registrazione. Savory invece aveva accesso a dischi di alluminio o acetato di dimensioni più grandi che gli permettevano di registrare tracce più lunghe e con una qualità audio nettamente superiore. Un repertorio incredibile che Savory custodiva gelosamente, nessuno finora aveva avuto accesso alla sua interezza e Savory stesso era abbastanza riluttante a rivelarne le caratteristiche.

Janelle Monae, l'anti Lady Gaga

La risposta intelligente a Lady GaGa arriva da Kansas City, via Atlanta, Georgia. Si chiama Janelle Monáe, ha anche lei 24 anni ed è letteralmente esplosa all'inizio di questa estate con l'album d'esordio, The Archandroid (che in Italia uscirà a fine agosto). Niente paura, non è l'ennesimo clone di Beyoncé, niente a che vedere con Shakira, men che meno con Lady GaGa (se non per una naturale propensione al trasformismo). I giurati del Grammy si sono già accorti del suo talento, inserendola tempestivamente tra le "nominate" dell'ultima edizione con un Ep che ha anticipato l'album, intitolato Metropolis: Suite I (The chase). La proposta di Janelle - 18 canzoni che costituiscono un intero ciclo ispirato al messianico androide numero 57821, che per confondersi con gli umani si fa chiamare Cindi Mayweather - è talmente personale ma anche talmente lontana dagli standard pop che la critica non ha esitato a paragonarla al vulcanico talento del giovane Prince.


Con genialità e un pizzico di follia, la Monáe si è fatta letteralmente divorare dal suo robotico alter ego. Vitreo e inespressivo lo sguardo, innaturale il suo perfetto incarnato d'ebano, inquietante l'abbigliamento androgino, meccanica e anaffettiva la voce che racconta la storia della ragazza con la testa piene di idee che frequentava l'American Musical and Dramatic Academy e sognava di sfondare a Broadway. "Prima di tutto volevo essere me stessa", esordisce, "inventare un mondo popolato dai miei personaggi, produrre i miei spettacoli: questo mi ha fatto prendere le distanze da Broadway. Se l'artista non corre questi rischi, finisce sempre che assomiglia a qualcun altro". L'impulso artistico di Janelle, approdata da Kansas City ad Atlanta e incoraggiata dalle migliori menti della black music locale (da André 3000 a Erykah Badu), è pilotato da una massima di Fritz Lang: "Il mediatore tra la mente e le mani deve essere il cuore". Anche la copertina del suo disco - il più promettente esordio black da vent'anni a questa parte - è modellata sulla locandina di Metropolis. Durante tutto il nostro incontro continua a ripetere con insistenza "I'm the mediator", e a citare precisi riferimenti bibliografici che vanno da Ray Kurzweil, l'informatico, inventore e saggista dell'Età delle macchine intelligenti, e Octavia Butler, una delle rare scrittrici afroamericane ad essersi cimentata con successo nella narrativa di fantascienza.





Al pubblico, prima dei suoi concerti, viene distribuito un pamphlet con i Dieci comandamenti di un androide, in cui si invita lo spettatore ad "abbandonare qualsiasi preconcetto sull'arte, razza, genere, cultura e gravità". Uno sguardo ai clip su YouTube ed è subito chiaro che le aspirazioni della Monáe non si limitano alla musica. Nella sua fervida immaginazione la vicenda di Cindi è già un film. "Tutto questo è decisamente cinematografica", ammette. "La storia di Cindi, la mia musa, si presta a diversi adattamenti, quello musicale è già realtà. Lei è un'androide che s'innamora di un umano, il che è peccato nella città di Metropolis. E per questo rischia di essere disassemblata; anche se è proprio lei il cuore che media tra il braccio e la mente. È una storia che ho scritto per la gente, perché impari a rifiutare le categorie che ci dividono", conclude con lo sguardo fisso nel vuoto. E se gli androidi fossero già tra noi?

(17 agosto 2010) Articolo di Giuseppe Videtti tratto da Repubblica.